Grappa sostenibile: un progetto inedito

Una storica grappa veneta è stata selezionata per partecipare a un progetto pilota del ministero dell’Ambiente per la Valutazione dell’impronta ambientale. La Distillerie Bonollo Umberto di Padova, oltre cento anni e quattro generazioni nell’arte della distillazione, è il primo produttore nel settore grappa a essere coinvolto in un programma di misurazione della carbon footprint e ai risultati già si guarda con interesse, perché di fatto ancora non esistono linee guida per la categoria grappa (esistono invece per il settore vinicolo).

Le analisi riguarderanno tre specifiche etichette di Grappa Of Bonollo: Grappa Of Amarone Barrique, Grappa Of Ligneum Moscato e Grappa Of Prosecco. Per ciascuna è in corso l’analisi delle emissioni di CO2 connesse all’intero ciclo di vita: dalla viticultura, alla vinificazione, al trasporto, alla produzione della grappa fino al fine vita della bottiglia di vetro, dell’etichetta e del tappo.

Autosufficienza energetica

Un progetto inedito che si inserisce in un percorso di attenzione all’ambiente già consolidato: da anni l’azienda lavora per migliorare il punto di equilibrio tra risorse energetiche impiegate e prodotte. Nella sede produttiva di Conselve, che ospita la distilleria, si produce energia elettrica dal ciclo di gestione dei residui liquidi provenienti dal processo di distillazione, mentre l’intero fabbisogno di energia termica è ottenuto dall’utilizzo delle bucce d’uva presenti nelle vinacce esauste in alternativa ai combustibili fossili. Due impianti fotovoltaici garantiscono da anni l’autosufficienza energetica dello stabilimento di Mestrino, sempre nel Padovano, dove si svolgono le attività di confezionamento e distribuzione dei distillati.

Con l’analisi della carbon footprint, la Distillerie Bonollo Umberto sceglie di migliorare ulteriormente gli aspetti ambientali connessi al processo della distillazione, che – spiegano in azienda – è già, per sua natura, una attività virtuosa. La distillazione, infatti, da un lato trasforma e valorizza i sottoprodotti dell’industria enologica, sottraendoli alla possibilità di smaltimento o diffusione nell’ambiente, dall’altro riduce al minimo la produzione di residui, perché oltre al prodotto primario della distillazione, il sistema genera in ambiente controllato una serie di derivati naturali che sono totalmente destinati a produrre biomasse da fonti rinnovabili d’energia e biogas impiegati per alimentare i cicli di produzione interna.

L’innovazione va di pari passo con la tradizione: la famiglia Bonollo ha iniziato a sperimentare l’arte centenaria del far grappa nell’Ottocento, e al 1908 risale la più antica denuncia di produzione di cui si ha copia. In quell’anno il capostipite Giuseppe Bonollo partì con gli allora innovativi alambicchi a vapore, che consentivano di produrre una grappa dalle caratteristiche organolettiche migliori rispetto a quella tradizionale. Oggi l’azienda, ancora saldamente in mano alla famiglia con la terza e quarta generazione, ha due stabilimenti e Bruno Bonollo, nipote del fondatore e figlio di Umberto, è presidente, alla guida con i fratelli Dario e Antonio.

Fonte: Il Giornale del Cibo